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            pensieri e progetti per la città


 
 
Comune di Modena: Assessorato alla Programmazione e Gestione del Territorio
Assessore Daniele Sitta  -  2009
Le ragioni di un percorso
 
Le ragioni di un percorso | Progetto urbano, progetto di urbanità | Il laboratorio della città | La costruzione del Progetto Urbano | L'impegno della partecipazione | Star bene in città | Verso il nuovo Piano Strutturale
 

Quando parliamo di urbanistica, parliamo della vita degli abitanti.
Parliamo del loro ambiente di vita, dei luoghi comuni (più o meno condivisi), dello spazio pubblico e di quello costruito. Parliamo della città degli abitanti, quella che si rinnova ogni giorno, e che vive nelle loro speranze, nel loro lavoro e nelle loro diversità.
 
Parliamo dunque di qualcosa che coinvolge tutti molto profondamente, e che richiede a tutti una speciale capacità di dialogo. Giacché la città è il luogo in cui si condensano tanti valori ed esperienze comuni, ma anche non pochi problemi e contraddizioni.
 
Per fare questo, gli strumenti consueti della tecnica urbanistica servono, certo, ma da soli non bastano.
Non bastano le proiezioni quantitative, i vincoli escludenti, le zonizzazioni degli usi, le normative dei diritti edificatori: che pure sono gli strumenti tecnici su cui si basa la legislazione urbanistica vigente, e quindi la gestione amministrativa dei problemi della città e della sua crescita.
 
Strumenti tecnici e amministrativi che Modena ha utilizzato e utilizza con buona efficacia, se è vero che per molti aspetti la città ha raggiunto risultati invidiabili, specie per standard, efficienza e servizi. La gestione pubblica del territorio, a Modena, ha funzionato.
 
Però sappiamo che tutto questo non basta; che non ci possiamo accontentare. Specialmente di fronte alla nuova articolazione della domanda sociale, e per la crescente complessità di quello speciale rapporto che lega lo spazio urbano e gli usi che ne fanno gli abitanti. Nuovi abitanti, nuove esigenze, nuovi comportamenti: è la città che cambia.
 
Qui stanno, in fondo, le ragioni di un percorso nuovo; un percorso che nell'esperienza modenese - come dirò brevemente - passa attraverso l'attivazione di un apposito laboratorio dedicato alla città.
Perché la città non è più quella che siamo abituati a considerare.
Forse c'è una nuova domanda di città, che impone oggi un nuovo atteggiamento di ascolto e di riflessione. E' certo comunque che della città non possiamo fare a meno; oggi, ed anche nel tempo medio di cui possiamo ragionare e progettare.
 
Tutto questo, poi, in un momento critico (a dir poco), nel quale una grave recessione globale accentua tutte le difficoltà, aumenta le incertezze del nostro futuro, l'instabilità dei nostri progetti. Una recessione drammatica, economica e sociale, da cui anche Modena non è certo indenne, e che non sappiamo quando potrà finire. Il che impone di adeguare le priorità, ma anche di saper guardare avanti.

Programma di Riqualificazione Urbana Fascia Ferroviaria Quadrante Nord


 
Il Programma di Riqualificazione Urbana della Fascia Ferroviaria ha riguardato un'ampia porzione di territorio a ridosso del tracciato della ferrovia storica che taglia la città in due.
Le profonde trasformazioni dovute alle dismissioni dei più antichi comparti produttivi della città del dopoguerra, hanno consentito di "sperimentare" ipotesi di progetto urbano di ampio respiro, in grado di coinvolgere diversi comparti di intervento in un assetto coordinato, che avesse negli spazi pubblici e nelle funzioni collettive i suoi elementi cardine

 

Nello scenario attuale, la cosa più probabile - e forse l'unica di cui possiamo essere sicuri - è che dobbiamo abituarci ad affrontare i problemi in un modo diverso, che non è più quello a cui siamo abituati. Occorre elaborare soluzioni innovative; dare spazio ad una nuova immaginazione; avendo sempre l'interesse collettivo come unico riferimento dimostrabile e verificabile.
A maggior ragione, perciò, non possiamo certo rinunciare a progettare.
Non possiamo accontentarci di gestire l'esistente, aspettando che passi il temporale, senza tentare di costruire il nostro domani. Vorrebbe dire ritrovarsi, dopo, più deboli. Vorrebbe dire rinunciare al futuro, e in particolare rinunciare a quello strumento-base della formazione, dell'innovazione, e della competizione che è la città nel suo insieme; vorrebbe dire accettare un inevitabile declino.
 
Oggi più che mai, per ragionare di urbanistica fuori dai troppi tecnicismi, quello che ci vuole è un'idea di città: un'idea forte sulla città che ci serve oggi e che desideriamo per il domani, e per la quale dobbiamo tutti lavorare; un'idea che è politica, culturale e progettuale.
 
Un'idea che è progetto di un futuro possibile, augurabile; ma che necessariamente dev'essere progetto il più possibile condiviso.
Soprattutto - oggi più che mai - quest'idea di città dev'essere un progetto di cui tutti gli abitanti fanno parte integrante. Senza di loro, il progetto sarebbe solo un vuoto esercizio di simulazione. Al contrario, dev'essere un progetto di città viva, intensamente vissuta e partecipata, nella quale si sta bene, e nessuno si sente escluso. Un progetto che è un investimento per il futuro.
Questo progetto per noi si chiama urbanità.
 
Lo indichiamo con una parola che tiene insieme la città costruita e l'uso (o piuttosto gli usi, tanti usi diversi) che ne fanno i cittadini; ossia la città fisica e quella sociale. L'urbs e la civitas - come direbbero gli studiosi - considerate sempre insieme, e sempre inseparabili.
 
Da questo concetto, semplice ma decisivo, non ci dobbiamo mai allontanare.
Quando questo accade, se il binomio si rompe, uno dei due termini va certamente in crisi, o forse vanno in crisi tutt'e due.
 
Inoltre la parola urbanità, che ha la stessa radice dell'urbanistica, allude al rispetto di regole e comportamenti urbani, che sono la base della civile convivenza.
Allora la parola contiene l'idea di una città utile e comoda per tutti, capace di contemperare la molteplicità delle aspettative dello star bene, vivendo insieme, in città; e perciò una città costruita attraverso un processo di partecipazione e di condivisione.
 
Semplicemente, possiamo dire che quello che caratterizza un progetto di urbanità è proprio la ricerca paziente e comune dell'interesse collettivo; una ricerca che fa parte integrante del processo stesso di costruzione del progetto della città.
 
Vediamo.


 
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