Comune di Modena
Servizio Pianificazione Urbanistica   Modena nel 2000
 



Piano Regolatore Generale Storico del Comune di Modena


Modena nel 2000
Perché un nuovo Piano Regolatore

Le città ed il territorio del nostro paese dal dopoguerra ad oggi sono stati investiti da una fase di sviluppo che ha prodotto trasformazioni di enorme portata.
A Modena queste trasformazioni quantitative sono state particolarmente incisive: dal 1950 la popolazione è cresciuta di oltre il 60%, la superficie edificata del 500%. Pur in presenza di uno dei più alti tassi di sviluppo del paese l'azione di programmazione territoriale e di gestione dei processi urbani operata dalla Amministrazione Comunale ha consentito di limitare aspetti negativi che hanno accompagnato il tumultuoso processo di crescita e che pesano su ampia parte del territorio nazionale.
 
Nell'Italia del condono edilizio e del dissesto idrogeologico, delle città paralizzate dal traffico e dei centri storici condannati al degrado, delle nuove periferie senza servizi e senza qualità prodotte dalla speculazione, la realtà di Modena può essere sintetizzata nella descrizione di una città ancora a misura d'uomo. Una città in cui il verde pubblico ed i servizi esistenti superano i 40 mq. per abitante e costituiscono una rete capillare e diffusa di attrezzature al servizio dei cittadini; in cui negli ultimi 10 anni il 65% degli interventi residenziali e più dell'80% di quelli produttivi sono avvenuti su aree pubbliche; in cui è in atto un'ampia azione di tutela e recupero del centro storico che dal 1975 ad oggi ha prodotto interventi su importanti edifici pubblici ed il restauro di oltre 1500 alloggi; in cui sono stati realizzati impegnativi e qualificati progetti a difesa del territorio e per l'ambiente.
 
Il coordinamento delle scelte di programmazione con i comuni circostanti ha consentito inoltre di evitare la crisi dei comuni minori, rilanciandone anzi il ruolo residenziale e produttivo.
Tutto ciò ha costituito una esperienza urbanistica considerata tra le più avanzate del nostro paese, tutt'ora di forte valore culturale se nel 1986 è stata oggetto di seminari e lezioni presso le Università di New York e di Tokio. Ciononostante avvertiamo l'esistenza di limiti e di insufficienze, e siamo consapevoli che le risposte date in passato e che i pur così significativi risultati, non sono più sufficienti a garantire quella qualità dell'ambiente, della realtà urbana e del sistema produttivo necessaria per un ulteriore sviluppo della nostra società.
Mentre siamo coscienti della diffusa esigenza di cambiamento, avvertiamo la difficoltà di ricercare soluzioni innovative e più avanzate in un quadro generale caratterizzato da una crescente incertezza e da vistosi segni di arretramento.
 
Sul piano nazionale alle contraddizioni insite nel processo di trasformazione produttiva e alle continue restrizioni poste alla finanza locale si sovrappone il progressivo sgretolamento del sistema legislativo definito in questi ultimi anni.
Nella situazione attuale è in forse la possibilità per i Comuni di poter vincolare ed espropriare suoli e di regolamentare le destinazioni d'uso dei fabbricati. Sono cioè messi in dubbio i fondamenti stessi del governo del territono
Al livello regionale con la approvazione del programma di sviluppo economico-sociale, del piano paesistico, del piano integrato dei trasporti è stato definito un importante quadro di riferimento e di indirizzo per la pianificazione locale: ma a ciò devono far seguito in tempi brevi il completamento del Piano Territoriale e la revisione della attuale legge urbanistica.
 
Pur affermando l'esigenza di un quadro di possibilità e di certezze per la pianificazione non ci siamo schierati su posizioni di acritica difesa del passato né abbiamo subordinato la ricerca delle soluzioni alla adozione di nuove scelte che altri debbono compiere. La proposta di Piano Regolatore che avanziamo alla città, nel cercare risposte innovative ai problemi attuali, è anche il nostro contributo positivo alla definizione di una nuova cultura urbanistica e alla costruzione di un rinnovato, più ampio e unitario processo riformatore.
 
Sul nuovo Piano Regolatore apriamo un confronto con le forze politiche e culturali, con le espressioni della realtà economico-sociale, con i cittadini, per ricercare con la più grande apertura la convergenza delle forze vive della nostra società sui problemi della città e sulle soluzioni possibili.
Questa è oggi, come lo fu negli anni passati, la prima condizione per dare a quei problemi rapida e positiva soluzione; perché la prima qualità urbana è la democrazia e perché non si cambia la città senza l'unità delle fondamentali forze sociali e senza il il consenso e l'impegno degli uomini e delle donne che in essa vivono e lavorano.

ottobre 1987

arch. Pier Camillo Beccaria
Assessore alla Pianificazione
Territoriale - Mobilità e Trasporti

 
 
 
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