Comune di Modena
Servizio Pianificazione Urbanistica Piano Insediamenti Produttivi
 



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Piano delle Aree da destinare ad Insediamenti Produttivi
approvata con delibera di Consiglio Comunale n° 94 del 22 dicembre 2003

Criteri per la progettazione delle aree P.I.P.

 


 

Tipologie edilizie

I criteri ormai consolidati di progettazione delle aree produttive individuano nella conformazione di lotti uno dei fattori principali che influenzano il costo finale delle realizzazioni.
La forma del lotto che tende a massimizzare la superficie coperta e a minimizzare il costo di urbanizzazione è quella rettangolare, che ha il lato affacciato sulla strada di accesso e la profondità laterale in rapporto di 1 a 3.
Tali proporzioni inducono ad una riduzione dell'incidenza dello sviluppo delle reti tecnologiche od infrastrutturali al servizio di ciascun edificio. Per cui, più il lotto è piccolo più alti sono i costi di urbanizzazione.
Altri fattori che devono influenzare, in misura consistente, la progettazione degli interventi sono la ricerca di ottimizzazione dell'accessibilità al comparto e la localizzazione dell'area produttiva all'interno del tessuto esistente, in riferimento sia alla vicinanza che al grado di integrazione dell'area con i tessuti adiacenti, siano essi a carattere produttivo o di interesse generale.
Con la Variante al P.I.P. si sono confermate le localizzazioni attuali, in coerenza con i criteri sopradescritti.

I tipi edilizi ipotizzati per la progettazione degli insediamenti produttivi sono:

  • il capannone singolo
  • il capannone a schiera singola
  • il capannone a schiera doppia
  • le aggregazioni composte, derivanti dall'unione delle tre tipologie.

Il capannone singolo ospita prevalentemente unità produttive di dimensioni superiori ai mq 600/1.000; per attività produttive di dimensioni inferiori la proposta è quella dell'uso di tipologie a schiera.
Lo sfruttamento della potenzialità edificatoria, prevista per ciascun comparto, dovrà essere perseguito mediante l'impiego dei tipi edilizi più convenienti considerando le prescrizioni urbanistiche e gli indirizzi di progettazione definiti nelle schede delle aree produttive.


 


Aree a Servizi di Interesse Collettivo

Le aree a Servizi di Interesse Collettivo presenti all'interno delle singole aree sono state calcolate per rispettare lo standard previsto per legge e quantificato nelle Norme del 15% della St (superficie territoriale) del Comparto.
 
In alcuni comparti tali aree sono suddivise in due differenti zone a servizi:

  • Servizi di Interesse Collettivo da attrezzare per il 10% prevalentemente a verde e per il 5% a parcheggi pubblici;

  • Servizi all'interno delle fasce di rispetto stradale da attrezzare secondo i criteri della forestazione urbana o per opere passive di protezione dal rumore e per altre funzioni di mitigazione ambientale, non computabili ai fini dello standard.

La dotazione di standard minima del 5%, destinata a per parcheggi, deve essere localizzata al di fuori delle fasce di rispetto stradale.
La dotazione di standard minima del 10%, destinata a verde pubblico, può essere localizzata all'interno delle fasce di rispetto stradale.
L'eccedenza della dotazione minima di Servizi (superiore al 15%) è localizzata all'interno fascia di Forestazione Urbana, e rientra nel sistema delle dotazioni territoriali, che concorrono a realizzare gli standard di qualità urbana ecologico ambientale e che costituiscono l'insieme degli impianti, opere e spazi attrezzati necessari per la mitigazione ambientale.


 


Sistemazione ed uso del verde

Il verde all'interno delle nuove aree P.I.P. assume particolare rilievo sia nell'organizzazione degli spazi interni alle aree che per il suo inserimento paesaggistico.
Il Piano si estende su aree urbane ed extraurbane per cui coinvolge la realizzazione di nuove aree e l'integrazione di altre già esistenti, da cui la molteplicità di problematiche da affrontare e di soluzioni da analizzare.
Nella progettazione delle aree deve essere valutato il ruolo del verde assunto come "collante" tra i nuovi sistemi da progettare e quelli già esistenti sul territorio, inoltre devono essere valutate le implicazioni che possono scaturire da importanti preesistenze sull'area.
Per cui lo studio del verde deve comprendere:

  • L'analisi dello stato di fatto, che deve contenere l'individuazione di singole emergenze arboree, la valutazione dei sistemi di verde "minori" (siepi, filari, sistemi di vite maritata, ...), ed i meccanismi di integrazione con il territorio circostante.
    Queste analisi devono costituire la base per le successive valutazioni progettuali sia in termini di conservazione e valorizzazione che alternativamente di abbattimento o di "richiamo" nella nuova progettazione.

  • L'inserimento paesaggistico, che deve avere una propria identità, volta a mitigare o ad integrare l'area a seconda delle diverse situazioni territoriali in cui si opera.
    In questa fase di studio devono emergere anche le valutazioni sulla funzione di "cerniera" che il progetto del comparto svolge con il sistema verde in cui si colloca.

  • L'organizzazione e la sistemazione degli spazi interni ai singoli comparti. Il richiamo in questi casi è alle molteplici funzioni e ruoli che il verde svolge nelle aree ornamentali e/o di arredo.
    Le possibilità di intervento sono svariate, sia in relazione alle specie da impiegare che dei sistemi di verde che si vogliono creare, pertanto le scelte operate in questa fase devono condurre ad una chiara lettura dell'integrazione tra il verde e le funzioni che questi spazi sono chiamati ad assolvere all'interno dei comparti produttivi.
    Per quanto riguarda la sistemazione del verde di arredo, ed in particolare quello a ridosso di strade e parcheggi, le valutazioni progettuali devono esplicitare le scelte effettuate in considerazione delle note problematiche del verde in strade e parcheggi. Le sistemazioni devono favorire la "lettura" della viabilità principale, delle strade minori e delle aree di sosta, che devono essere diversamente caratterizzate le une dalle altre.

Le valutazioni sugli aspetti riportati, soprattutto per quanto attiene ai primi due punti, devono essere evidenziate fin dalle prime fasi di studio e devono costituire le linee guida per le diverse successive fasi di progettazione.
Le relazioni sul progetto dovranno riportare anche le considerazioni svolte sulla compatibilità del progetto con i più comuni aspetti manutentivi e gestionali.
A titolo meramente indicativo si riporta in allegato un elenco di specie arboree, corredato di brevissime note, comunemente utilizzato dal Servizio Tutela del Patrimonio Naturale.


 


Rapporto tra il Piano degli Insediamenti Produttivi e le fasce di Forestazione Urbana

Nelle aree previste dal Piano, limitrofe al sistema delle tangenziali ed interessate dal programma di forestazione urbana, si deve attuare la disciplina della Forestazione Urbana, per il rispetto dei valori ambientali comuni a tutte le aree di nuova previsione.
Tale programma si propone di riqualificare e di riscattare in termini ambientali le fasce di territorio più prossime alla Tangenziale o ad infrastrutture principali, attraverso un'adeguata sistemazione a verde, finalizzata a ridurre non solo l'inquinamento acustico ed atmosferico, ma anche l'impatto visivo prodotto dalla presenza di infrastrutture viarie, anche al fine di saldare, in maniera più consona, il territorio agrario ai tessuti urbanizzati.
Gli interventi di ripiantumazione che potranno essere a carattere boschivo, saranno, prevalentemente attuati sul lato interno dell'anello della Tangenziale e nell'intorno dei suoi svincoli, lasciando sul lato prospiciente la campagna ampie aperture visuali.
L'obiettivo che si propone il Piano è quello della creazione di una cintura verde intorno alla città, per meglio integrarla al paesaggio agrario e per difenderla dagli effetti di disturbo ambientale indotti dalla presenza di arterie di primaria importanza.
Gli interventi attuati sull'anello potrebbero produrre effetti positivi sulla riqualificazione di aree interstiziali, non concluse in maniera soddisfacente.
L'impiego di particolari tipi di essenze sarà diversificato in funzione delle diverse caratteristiche pedoclimatiche.
Le essenze per le diverse tipologie di verde dovranno essere necessariamente autoctone.
I motivi che inducono alla scelta di un determinato impianto sono di ordine sia agronomico che paesaggistico.
La volontà è di creare non tanto del verde ornamentale, ma piuttosto una fascia boscata, condizionando le scelte sulla base delle dimensioni delle essenze, dei sesti di impianto da adottare, dei ridotti interventi manutentivi da eseguire e della stessa futura fruizione delle aree.

 
 
 
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